Il quarto incontro di Vite in bilico prosegue un lavoro clinico e formativo che sceglie di sostare là dove l’esperienza non si lascia ridurre né alla diagnosi immediata né alla rassicurazione di un sapere già disponibile. Ogni caso, quando viene davvero ascoltato, non conferma semplicemente ciò che sappiamo: introduce una soglia, apre una frattura, costringe il pensiero a misurarsi con ciò che eccede le sue abitudini.

Nella pratica clinica, il punto decisivo non coincide sempre con la soluzione. Talvolta coincide con la capacità di restare abbastanza vicini a ciò che appare opaco, discontinuo, ancora senza nome. È in questa prossimità esigente che il lavoro prende forma: nell’attenzione ai dettagli, nella precisione dell’ascolto, nella responsabilità di non chiudere troppo presto ciò che chiede ancora di essere compreso.

In un tempo che privilegia la rapidità, la semplificazione e l’efficienza della risposta, discutere un caso significa difendere un’altra idea di formazione. Significa riconoscere che il sapere clinico non si trasmette come repertorio di soluzioni, ma come esercizio dello sguardo, disciplina della presenza, disponibilità a lasciarsi interrogare. Non un sapere che si applica dall’esterno, ma un sapere che si modifica nell’incontro.

Anche questo appuntamento intende custodire uno spazio di lavoro sobrio e rigoroso, in cui il confronto non serve a chiudere il senso, ma a renderlo più esatto. Uno spazio in cui la clinica torna a essere esperienza viva: capace di formare, di orientare, di mettere alla prova tanto chi è all’inizio del proprio percorso quanto chi attraversa da tempo la pratica.

Appuntamento a giovedì 16 aprile alle ore 10:00 presso la Sala conferenze del Programma Dipartimentale di Psicopatologia Clinica.

Per partecipare inviare un’email a: seminario.psicopatologiaclinica@gmail.com. Si rilascia attestato di partecipazione.

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